L’importanza dell’architettura bioclimatica nella progettazione di edifici sostenibili Spesso usato come sinonimo di architettura sostenibile, il bioclimatismo definisce una relazione...
La ventilazione naturale consiste nel ricambio d’aria tra ambiente interno ed esterno generato da differenze di pressione innescate dall’azione del vento e dai gradienti termici. Storicamente ha rappresentato uno dei principali sistemi di rinnovo dell’aria negli edifici tradizionali, mentre oggi viene generalmente impiegata come strategia passiva per migliorare il comfort termo-igrometrico e contribuire al raffrescamento degli ambienti, recuperando principi propri della progettazione bioclimatica.
La ventilazione naturale è il processo di ricambio dell’aria negli edifici basato sul principio fisico della convezione, ovvero il movimento dei fluidi indotto da differenze di densità e pressione. Si differenzia dalla ventilazione meccanica per l’assenza di dispositivi di movimentazione dell’aria.
Dal punto di vista tecnico, la ventilazione viene generalmente espressa attraverso i ricambi d’aria orari (ACH, Air Changes per Hour), ovvero il rapporto tra la portata d’aria immessa nell’ambiente in un’ora e il volume totale dello spazio considerato. Le portate d’aria sono comunemente espresse in litri al secondo (l/s) o metri cubi all’ora (m³/h). Un ricambio d’aria orario corrisponde quindi a una portata equivalente al volume complessivo dell’ambiente nell’arco di un’ora.
La ventilazione, sia naturale sia meccanica, è fondamentale per il controllo delle condizioni ambientali interne e risponde principalmente a due esigenze:
La rilevanza di questi due aspetti varia in funzione del clima: nei contesti freddi la ventilazione è principalmente legata alla qualità dell’aria, mentre nei climi caldi e umidi assume un ruolo rilevante anche nella gestione del surriscaldamento estivo e dell’umidità. Alle latitudini temperate, come quelle mediterranee, la ventilazione naturale può contribuire in modo significativo alla riduzione dei carichi di raffrescamento.
Poiché la dissipazione del calore richiede portate d’aria elevate, l’impiego di sistemi di ventilazione meccanica può risultare energeticamente poco conveniente, a causa del consumo elettrico associato ai dispositivi di movimentazione dell’aria.
Nel caso della ventilazione minima necessaria al mantenimento costante della qualità dell’aria, la ventilazione naturale può, d’altro canto, risultare meno controllabile, poiché le portate d’aria variano in funzione delle condizioni climatiche e non consentono una regolazione precisa delle perdite energetiche associate.
Va infine considerato che la ventilazione naturale non controllata può comportare l’ingresso di rumore, polveri, pollini e odori esterni. Per questo motivo, la progettazione contemporanea tende a orientarsi verso soluzioni controllate o sistemi ibridi che bilanciano benefici e limitazioni.
Barnabas Calder
Anno: 2022
Attraverso questa storia dell'architettura Calder ci mostra come fin dall'antichità l'architettura sia dipesa dalla capacità delle società di produrre energia: dai ripari primordiali dei cacciatori-raccoglitori alle piramidi egizie, dai Greci e Persiani all'Impero Romano e alla dinastia Song, dalla rivoluzione industriale ottocentesca ai giorni nostri.
Il surplus crescente di cibo ha infatti permesso, storicamente, un'indipendenza e specializzazione crescenti della forza lavoro, con edifici monumentali eretti per celebrare e ostentare il potere e le capacità dei sovrani di quelle che inevitabilmente si convertirono in società fortemente gerarchizzate. Una storia dell'architettura inedita e interessante, che non ti lascerà indifferente!
Come abbiamo visto, la ventilazione naturale è generata da differenze di pressione tra l’interno e l’esterno di un ambiente. Queste differenze sono innescate fondamentalmente da due motori fisici:
In base al meccanismo prevalente che determina il moto dell’aria, la ventilazione naturale può essere classificata in tre tipologie principali.
È la forma di ventilazione naturale generata dalle differenze di pressione esercitate dal vento sulle superfici dell’edificio. In assenza di vento significativo, la ventilazione risultante è generalmente molto ridotta e tende a limitarsi a moti convettivi locali in prossimità delle aperture, senza un vero flusso attraversante l’intero ambiente. In condizioni favorevoli, rappresenta invece il principale meccanismo di ricambio d’aria negli ambienti.
In ambito progettuale, possiamo distinguere tra:
Il fenomeno può essere innescato o potenziato attraverso variazioni geometriche dell’involucro, come restringimenti o accelerazioni locali del flusso d’aria (effetto Venturi), oppure mediante dispositivi tradizionali di captazione e canalizzazione del vento (camini del vento o badgir).
È determinata dalle differenze di densità dell’aria dovute alle variazioni di temperatura. In presenza di gradienti termici tra interno ed esterno, l’aria più calda, meno densa, tende a risalire generando moti convettivi verticali, inducendo l’entrata di aria più fresca.
L’intensità del fenomeno dipende dall’entità del dislivello termico e dalla differenza di quota tra le aperture, risultando più efficace in configurazioni sviluppate verticalmente.
In ambito progettuale, il fenomeno può essere innescato o potenziato attraverso sistemi solari passivi quali:
È la condizione in cui i due principali meccanismi della ventilazione naturale – azione del vento e effetto termico – agiscono simultaneamente o in modo alternato, determinando il ricambio d’aria complessivo dell’edificio. Nella pratica progettuale rappresenta la situazione più frequente, poiché le condizioni climatiche reali raramente attivano un solo meccanismo in modo esclusivo.
Come visto nei paragrafi precedenti, la ventilazione naturale è determinata principalmente dall’azione del vento e dalle differenze di temperatura tra interno ed esterno: quanto più grande la differenza di pressione, maggiore sarà l’effetto convettivo ottenuto. Per comprendere come questi fenomeni influenzino quantitativamente il ricambio d’aria, è utile introdurre alcuni concetti teorici e modelli fisici utilizzati nella progettazione.
Quando il vento soffia su un edificio, il suo movimento è turbolento e deviato sopra e ai lati di quest’ultimo, originando differenti pressioni sulle facciate e sulla copertura. Tali pressioni possono essere sfruttate per favorire la ventilazione naturale collocandovi delle apposite aperture, e si possono calcolare a partire dalla seguente formula:
ΔPw = 0,5 * cp * ρ * U^2
Dove:
ΔPw = pressione indotta dal vento
Cp = coefficiente di pressione
ρ = densità dell’aria (Kg/m3)
U = velocità del vento all’altezza di riferimento (m/s)
Le velocità del vento sono normalmente misurate a una altezza di 10 metri. Tuttavia, il profilo delle velocità del vento dipende principalmente dall’attrito con gli edifici e l’orografia del luogo, e aumenta con l’altezza, per cui può essere necessario realizzare delle modifiche alla velocità misurata.
Il profilo delle velocità può essere calcolato tramite la seguente formula:
v(z) = v(z0) * (z/ z0) ^α
Dove:
v(z) = velocità del vento a un’altezza z
v(z0) = velocità del vento a un’altezza di riferimento
α = coefficiente che dipende dal terreno
Il coefficiente α si può ricavare dalla tabella a continuazione
Il coefficiente cp è un coefficiente empirico adimensionale. L’Air Infiltration and Ventilation Center (AIC) ha redatto una serie di tabelle basate su delle prove sperimentali in tunnel del vento, da cui si possono ottenere dei valori di riferimento.
Quando la temperatura interna è maggiore che quella esterna, la distribuzione delle pressioni può assumere i seguenti profili.
La dimensione e il posizionamento delle aperture determina il livello di pressione neutro: l’aria entrerà al di sotto di tale livello e uscirà al di sopra. La differenza di pressione idrostatica tra interno ed esterno può essere calcolata con la formula a continuazione:
ΔPs(z) = (ρe- ρi) * (z-znpl) = ρi * g * (z-znpl) * ((Ti-Te)/Te))
Dove:
ΔPs(z) =
ρ = densità dell’aria
znpl =distanza del piano neutro dall’altezza di riferimento
T = temperatura
Il piano neutro è il punto in cui la pressione interna equivale a quella esterna. Per determinare l’altezza del piano neutro possiamo avvalerci della seguente formula:
Dove z1 è la distanza verticale tra il centro di gravità dell’apertura inferiore e il livello di riferimento (per convenienza può essere preso 0 come valore di riferimento)
Il flusso d’aria che passa per un’apertura provoca infine un effetto chiamato Jet, che consiste in una curvatura del flusso in corrispondenza dei bordi con il risultato di una riduzione dell’area effettiva inferiore alla geometrica. Tale effetto si tiene in considerazione mediante un coefficiente empirico il cui valore è di circa 0,7.
Il gradiente di pressione in corrispondenza di un’apertura è data dalla somma algebrica delle forze generate da vento ed effetto Stack. Le due forze possono essere diretto nella stessa direzione oppure opposte, a seconda della velocità del vento e della differenza di temperatura tra interno ed esterno. Poiché la forza termica dipende dal prodotto tra la differenza di temperatura e l’altezza del camino di ventilazione, questa assume rilevanza solo se uno di questi due fattori è sufficientemente grande.
La progettazione della ventilazione naturale richiede un’integrazione diretta con l’architettura dell’edificio, poiché la capacità di attivare e controllare i flussi d’aria dipende in modo significativo dalla forma, dalla posizione e dal contesto specifico.
In fase di impostazione del progetto è opportuno considerare alcuni principi generali:
Tali principi si traducono in una serie di scelte progettuali che riguardano la forma dell’edificio, il rapporto con il contesto, la configurazione delle aperture e l’eventuale integrazione con sistemi di supporto.
Roberto Messana
Anno: 2014
Un testo che esplora l’integrazione dei sistemi di climatizzazione radiante combinando principi di fisica, comfort termico e progettazione architettonica per migliorare benessere ed efficienza energetica.
In contesti urbani densi, la distribuzione degli ambienti dovrebbe privilegiare le porzioni dell’edificio maggiormente esposte ai flussi d’aria, generalmente in quota o in posizioni meno schermate. Configurazioni planimetriche sfalsate o non parallele ai venti dominanti risultano più efficaci rispetto a disposizioni rigidamente ortogonali.
Inoltre, la progettazione paesaggistica è fondamentale: alberi e arbusti possono essere usati come schermatura o per deviare i flussi d’aria, oltre a rinfrescare l’ambiente attraverso il raffrescamento adiabatico.
La geometria dell’involucro influenza in modo diretto la distribuzione delle pressioni e dei moti d’aria. Coperture piane o con basse pendenze tendono a generare zone di depressione che possono influenzare il comportamento del flusso in ingresso e in uscita.
Per quanto riguarda le aperture, il loro posizionamento assume un ruolo determinante: il percorso del flusso d’aria varia in funzione dell’obiettivo progettuale. In generale, quando si ricerca il comfort termo-igrometrico, è preferibile che il flusso interessi la zona occupata; quando invece l’obiettivo principale è la dissipazione dell’inerzia termica, è preferibile che il flusso d’aria lambisca le superfici interne, favorendo lo smaltimento del calore accumulato.
Anche il dimensionamento incide in modo significativo sulle prestazioni del sistema: nelle configurazioni di ventilazione incrociata, la portata d’aria è condizionata dall’apertura più restrittiva, motivo per cui un corretto bilanciamento tra ingressi e uscite contribuisce a migliorare l’efficienza complessiva del flusso.
Nella progettazione contemporanea la ventilazione naturale può essere integrata con dispositivi puntuali di supporto, al fine di garantire il ricambio d’aria anche in condizioni ambientali non favorevoli, come elevati livelli di inquinamento, assenza di vento o rumore esterno. In questi casi possono essere introdotti elementi di filtrazione dell’aria e attenuazione acustica in corrispondenza delle aperture, sebbene ciò comporti un aumento delle perdite di carico, con conseguente possibile riduzione delle portate effettive.
Un sistema correttamente progettato consente di ottimizzare il bilancio complessivo dei flussi, riducendo la necessità di ventilazione meccanica di supporto e quindi il relativo consumo energetico.
La progettazione della ventilazione naturale si basa sempre più frequentemente su strumenti di simulazione in grado di prevedere il comportamento dei flussi d’aria nelle diverse condizioni climatiche e configurazioni architettoniche. Questi strumenti consentono di valutare l’efficacia delle strategie passive già nelle prime fasi progettuali, riducendo l’incertezza associata a fenomeni fortemente influenzati dalla geometria dell’edificio e dalle condizioni ambientali esterne.
Le analisi possono essere svolte a differenti livelli di approfondimento, dalla simulazione energetica dinamica, utile per stimare ricambi d’aria, temperature interne e contributo della ventilazione naturale al comfort termo-igrometrico, fino alle simulazioni CFD (Computational Fluid Dynamics), che consentono di investigare nel dettaglio il comportamento dei flussi d’aria, la distribuzione delle velocità, le eventuali zone di ristagno e l’efficacia delle aperture in relazione alle condizioni di vento.
Tra gli strumenti maggiormente utilizzati in ambito professionale e accademico figurano DesignBuilder, IES VE, OpenFOAM e ANSYS Fluent, impiegati per la valutazione prestazionale dell’edificio e per l’analisi avanzata dei fenomeni fluidodinamici.
Un esempio paradigmatico di ventilazione naturale integrata nel progetto architettonico è il Centro Culturale Jean-Marie Tjibaou a Nouméa (1998), progettato da Renzo Piano. Il progetto utilizza dispositivi verticali ispirati alle architetture locali per intercettare i venti prevalenti e attivare un ricambio d’aria naturale basato sulla combinazione tra ventilazione indotta dal vento ed effetto camino, particolarmente efficace in clima caldo-umido.
La ricerca di integrazione tra prestazioni ambientali e architettura iconica si ritrova anche nelle opere di Norman Foster. Nel Reichstag Building (1998), la cupola vetrata funziona come dispositivo di ventilazione e controllo termico passivo, sfruttando l’effetto stack per l’estrazione dell’aria calda e contribuendo alla regolazione del microclima interno. Nel caso della Commerzbank Tower, invece, la ventilazione naturale viene integrata in una logica di edificio alto attraverso atri verticali e giardini interni che favoriscono il ricambio d’aria e la riduzione del fabbisogno energetico complessivo, pur in presenza di sistemi meccanici di supporto.
Un approccio più recente e sperimentale si ritrova ad esempio nell’ICTA-ICP Building progettato da Harquitectes, dove la strategia bioclimatica si basa su ventilazione incrociata, massa termica e controllo passivo del microclima, riducendo quasi completamente la dipendenza da sistemi meccanici.
In contesti climatici mediterranei, una progettazione bioclimatica accurata può ridurre in modo significativo il fabbisogno di raffrescamento meccanico. Tuttavia, l’efficacia della ventilazione naturale dipende fortemente dall’analisi dei venti prevalenti e dalla gestione dell’inerzia termica dell’involucro edilizio, risultando variabile in funzione delle condizioni climatiche e d’uso.
La ventilazione naturale è una strategia passiva che sfrutta differenze di pressione e temperatura per il ricambio d’aria. La VMC (Ventilazione Meccanica Controllata) è invece un sistema attivo capace di garantire portate d’aria costanti.
La ventilazione unilaterale può essere ottimizzata utilizzando aggetti orizzontali e ostacoli fisici in grado di deviare il flusso del vento. In alternativa, possono essere utilizzati dispositivi che sfruttano moti convettivi, come i camini solari.
In linea generale si, contribuisce al controllo dell’umidità interna e dei fenomeni di condensa. Tuttavia, la prevenzione della muffa dipende anche dalla corretta progettazione dell’involucro edilizio, in particolare dalla gestione dei ponti termici e delle discontinuità isolanti.
Oltre ai metodi analitici basati su effetto vento e differenze di temperatura, oggi è possibile ricorrere a simulazioni termodinamiche e analisi CFD (Computational Fluid Dynamics), che consentono di valutare il comportamento dei flussi d’aria in modo dettagliato.
L’importanza dell’architettura bioclimatica nella progettazione di edifici sostenibili Spesso usato come sinonimo di architettura sostenibile, il bioclimatismo definisce una relazione...
Involucro edilizio: guida tecnica su componenti, efficienza e innovazione bioclimatica Contenuti L'involucro edilizio è l'insieme dei componenti strutturali e architettonici...
Classe Energetica Edifici: Guida completa 2026 su calcolo, normative e miglioramenti Contenuti Cos’è la classe energetica di un edificio La...
Crediamo nella progettazione bioclimatica e nel potere delle energie rinnovabili per creare un futuro più sostenibile.
Copyright © 2025 Consulenze Archittetura Sostenibili