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Il muro di Trombe-Michel è uno dei sistemi solari passivi a guadagno indiretto più utilizzati nell’ambito della progettazione bioclimatica. Analogamente a una serra solare, questo dispositivo permette di riscaldare gli edifici sfruttando l’energia gratuita del sole, riducendo drasticamente i fabbisogni energetici e le emissioni di CO2 associate.
È costituito da un‘intercapedine d’aria ricavata apponendo a una parete opaca una superficie vetrata, generalmente esposta a sud. La radiazione solare attraversa il vetro, viene assorbita dalla parete e rimane intrappolata per effetto serra, accumulando energia durante le ore di soleggiamento e cedendo progressivamente il calore all’ambiente interno durante le ore notturne.
Il sistema si compone di quattro elementi principali, ciascuno con una funzione specifica nel ciclo di captazione, accumulo e distribuzione del calore:
Il principio fisico è lo stesso dell‘effetto serra: i vetri sono permeabili alla radiazione solare a onda corta, mentre le superfici surriscaldate riemettono calore a lunghezze d’onda molto più elevate, rispetto alle quali il vetro si comporta come un elemento opaco. Il calore rimane intrappolato e viene accumulato nella massa muraria, con uno sfasamento che dipende dallo spessore e dalla diffusività termica del materiale.
Barnabas Calder
Anno: 2022
Attraverso questa storia dell'architettura Calder ci mostra come fin dall'antichità l'architettura sia dipesa dalla capacità delle società di produrre energia: dai ripari primordiali dei cacciatori-raccoglitori alle piramidi egizie, dai Greci e Persiani all'Impero Romano e alla dinastia Song, dalla rivoluzione industriale ottocentesca ai giorni nostri.
Il surplus crescente di cibo ha infatti permesso, storicamente, un'indipendenza e specializzazione crescenti della forza lavoro, con edifici monumentali eretti per celebrare e ostentare il potere e le capacità dei sovrani di quelle che inevitabilmente si convertirono in società fortemente gerarchizzate. Una storia dell'architettura inedita e interessante, che non ti lascerà indifferente!
Il muro Trombe può funzionare in due modalità distinte. Nel sistema convettivo, delle bocchette collocate a diverse altezze sulla parete interna permettono uno scambio diretto tra l’intercapedine e l’ambiente riscaldato: l’aria calda sale e entra dall’apertura superiore mentre l’aria più fredda viene richiamata dall’apertura inferiore, generando un circolo convettivo. Nel sistema statico le bocchette sono assenti e il calore viene trasferito esclusivamente per conduzione attraverso la parete e ceduto all’interno per irraggiamento, con uno sfasamento maggiore e un funzionamento più lento ma costruttivamente più semplice. La gestione estiva richiede in entrambi i casi schermature esterne e ventilazione dell’intercapedine.
Come per tutti i sistemi solari passivi, l’efficacia del muro di Trombe dipende da molteplici fattori: le condizioni climatiche del luogo, l’orientazione, l’isolamento e la tenuta all’aria dell’involucro, l’uso dell’edificio e il corretto dimensionamento tanto della componente trasparente quanto dell’inerzia termica. Nei climi con buon irraggiamento invernale e fabbisogno di riscaldamento predominante, il sistema può contribuire in modo significativo alla riduzione dei consumi, senza richiedere componenti meccaniche né manutenzione rilevante. I limiti principali riguardano la disponibilità di facciata sud, la gestione estiva e la necessità di un dimensionamento specifico: elementi che, se trascurati in fase progettuale, ne riducono sensibilmente le prestazioni.
L’apporto sul fabbisogno di riscaldamento può variare enormemente: in casi favorevoli, con una superficie di muro adeguata e un involucro efficiente, il contributo può essere molto significativo.
La semplicità costruttiva e l’economicità del sistema rendono il muro di Trombe un dispositivo particolarmente adatto a edifici NZEB e progetti low-tech, sia in nuove costruzioni che in interventi di riqualificazione. L’assenza di componenti meccaniche lo rende una soluzione con impatto ambientale ridotto, a condizione che venga progettato come parte integrante dell’architettura, con un’analisi di soleggiamento preliminare e un dimensionamento adeguato.
Il primo esempio documentato risale al 1968 a Odeillo, in Francia, opera di Félix Trombe e Jacques Michel. Tra le applicazioni contemporanee più note, i lavori dell’architetto Josep Bunyesc, in particolare la Casa a Pessonada, mostrano come il sistema possa integrarsi in architetture moderne ad alta efficienza senza rinunciare alla qualità spaziale.
La combinazione tra muro Trombe e celle fotovoltaiche è oggi uno dei filoni di ricerca più attivi nell’ambito dell’involucro edilizio ad alta prestazione. Il sistema prende il nome di PV/TW (Photovoltaic/Trombe Wall) e funziona come una sorta di cogenerazione solare: l’energia disponibile sulla superficie è la stessa, ma viene raccolta in due forme distinte, elettricità e calore termico, nella stessa superficie di facciata. L’intercapedine contribuisce inoltre a raffreddare le celle, migliorandone il rendimento elettrico. Va però considerato che l’orientamento verticale non è ottimale per la produzione fotovoltaica: per massimizzare il rendimento delle celle sarebbe necessario inclinare la vetrata con un angolo prossimo alla latitudine del sito, avvicinandosi però in quel caso più alla logica di una serra solare che a quella di un muro Trombe classico.
Un’altra direzione di ricerca riguarda l’integrazione di materiali a cambiamento di fase (PCM) nella parete. A differenza dei materiali tradizionali, che accumulano calore modificando la propria temperatura, i PCM sfruttano il calore latente di fusione: assorbono grandi quantità di energia durante il cambiamento di stato e la restituiscono in modo controllato durante la solidificazione. Questo permette di aumentare significativamente la densità di accumulo termico a parità di spessore, o di ridurre lo spessore necessario mantenendo le stesse prestazioni.
Per calcolare l’apporto termico di un muro Trombe è necessario definire, come per qualsiasi modello energetico, i parametri climatici, i carichi termici interni, le caratteristiche dell’involucro, la ventilazione e le temperature di progetto. Solo a partire da questa base è possibile analizzare il bilancio termico e valutare in quale misura il sistema riduca le dispersioni e aumenti gli apporti solari, nonché il fabbisogno energetico per il riscaldamento.
I parametri principali da ottimizzare sono l’inerzia termica della parete, spessore e materiale determinano lo sfasamento termico, idealmente tra le 8 e le 12 ore per portare il picco di rilascio nelle ore serali, la trasmittanza Uw e il fattore solare della componente vetrata, e la presenza e dimensione delle bocchette convettive. Una possibile configurazione bioclimatica è il pre-riscaldamento dell’aria di rinnovo attraverso l’intercapedine: questa transita nel canale prima di entrare negli ambienti, riducendo le perdite termiche associate. È un’alternativa o un complemento al recuperatore tradizionale dei sistemi a VMC che vale la pena valutare in fase progettuale. L’orientamento a sud è invece un requisito imprescindibile: uno scostamento contenuto è generalmente accettabile, ma oltre una certa soglia la captazione invernale cala in modo apprezzabile.
Per quantificare l’apporto termico potenziale si utilizza spesso la relazione:
Dove Q è l’apporto termico totale, A la superficie vetrata, g il fattore solare del vetro e S la radiazione solare incidente. Il termine η rappresenta l’efficienza complessiva del sistema, perdite per convezione nell’intercapedine, efficienza del trasferimento parete-ambiente, modalità di utilizzo delle bocchette, e non è determinabile a priori: si tratta di un coefficiente empirico che varia caso per caso e può essere stimato correttamente solo attraverso simulazione energetica dinamica. La formula è quindi utile per ragionare sui parametri in gioco, non per un calcolo progettuale. Q aumenta all’aumentare della superficie vetrata, del fattore solare e della radiazione incidente: tre variabili su cui il progettista può intervenire direttamente. η invece dipende da scelte costruttive e di dettaglio che richiedono una valutazione specifica. Per una trattazione dettagliata, con bilanci termici e risultati numerici, si rimanda al post dedicato al dimensionamento del muro Trombe.
Il sistema è indicato quando il fabbisogno energetico invernale è predominante rispetto a quello estivo, la facciata sud è disponibile e non ostruita da edifici o vegetazione, e l’involucro è già ben isolato.
I contesti in cui si presta particolarmente bene sono gli edifici NZEB e le case passive, e in generale i progetti in zone con inverni soleggiati, climi alpini, appenninici o continentali, dove la disponibilità di radiazione diretta in stagione fredda è elevata e il fabbisogno di riscaldamento è la voce dominante del bilancio energetico.
Il costo dipende dalla superficie, dai materiali scelti per la parete e la vetrata, dalla presenza o meno di bocchette e schermature, e dalla complessità di integrazione con il resto dell’involucro. In generale il sistema non richiede componenti impiantistiche costose, e i costi di manutenzione nel tempo sono contenuti. Una valutazione economica corretta dovrebbe sempre considerare il risparmio energetico atteso nel lungo periodo e, dove applicabile, il confronto con soluzioni alternative come il recuperatore di calore meccanico.
Sì, grazie all’inerzia termica. La parete accumula calore durante le ore di sole e continua a rilasciarlo all’interno per molte ore dopo il tramonto, contribuendo alla stabilità termica dell’edificio. In caso di più giorni consecutivi senza sole l’apporto si riduce sensibilmente.
Dipende dallo spazio: la serra solare offre uno spazio abitabile extra, come avviene negli atri bioclimatici, mentre il muro di Trombe è più compatto, economico e spesso più efficiente per il solo riscaldamento termico delle stanze adiacenti.
Il limite più diretto è la sottrazione di superficie a finestre tradizionali, con conseguenze sulla luce naturale degli ambienti. Una progettazione integrata, che alterna aperture e parete Trombe in funzione dell’orientamento e dei fabbisogni, riduce questo problema. L’altro aspetto critico è la gestione estiva, che richiede schermature esterne e ventilazione dell’intercapedine fin dalla fase di progetto.
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